Un magnifico "soldato"
Detestava, in ordine crescente, inglesi, ebrei, arabi, siciliani e tedeschi. Subito dopo la fine delle ostilità in Europa, fece grazia dei suoi sentimenti di avversione a questi popoli per riservarli ai russi, ai quali avrebbe voluto seriamente dichiarare subito la guerra: Queste cose, di volta in volta, non solo le pensava e le scriveva sul suo diario, ma quel che era imperdonabile le diceva. Si era procurato così, cicchetti da levar la pelle, giudizi sferzanti, antipatie profonde e guai a non finire. Eppure era l'unico generale americano che i nazisti temessero. Ed era certamente il comandante più amato e più odiato nello stesso tempo dai suoi subordinati: George Smith Patton jr., un personaggio senza eguali nella storia militare.
Era nato 1'11 novembre 1885 a San Gabriel, sobborgo di Los Angeles, da una ricca famiglia di antiche tradizioni militari. La storia della sua carriera fino all'autunno del 1942 è abbastanza normale. Frequenta West Point, ne esce sottotenente di cavalleria, segue i corsi di Fort Riley (qualcosa di simile alla nostra scuola di Pinerolo), è un eccellente schermidore e un cavaliere
di prim'ordine; aiutante del gen. Pershing nella, campagna del Messico (1916-'17), gli rimane al fianco anche quando Pershing comanda il corpo di spedizione americano in Europa. È quindi uno dei non molti ufficiali americani con esperienza di guerra. Dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale, nel luglio del 194O, ha la prima stella (brigadiere generale), nel 1941 la seconda (maggiore generale) come comandante della 2° Divisione corazzata. Attenzione: è a questo punto che Patton diventa, per così dire, il Guderian del Far West; ossia studia con criteri, originali l'impiego dei carri armati, che sono la versione moderna della cavalleria. AI Pentagono c'è un cervello fino, George Marshall, che se ne accorge e sceglie Patton quando si tratta di comandare lo sbarco della Western Task Force americana in Marocco nel novembre 1942.

 
Foto:Patton durante lo sbarco a Fedala (Marocco) l'8 Novembre 1942  

Uno schiaffo di troppo
Gli americani in Africa avevano cominciato male, con il rovescio di Passo Kasserine; Patton prende in mano la situazione e la capovolge. Nominato comandante di corpo d'armata, il 28 mette sulle spalline l'agognata terza stelletta (tenente generale). Non aspetta nemmeno la conferma della promozione e a Bradley che lo sfotte risponde ingenuamente: Cosa vuoi, l'ho aspettata tanto!.. Sei mesi dopo Eisenhower gli affida la 7° Armata, destinata ad appoggiare l'armata britannica di Montgomery nello sbarco in Sicilia. Appoggiare gli inglesi? Patton non ci pensa nemmeno, vuoi essere lui il protagonista dell'Operazione Husky. Come previsto, sbarca nel golfo di Gela ma poi, rovesciando i piani, punta su Palermo, la occupa il 27 luglio 1943 e scommette che arriverà a Messina prima di Monty. Nessuno ci crede perché il generale, inglese è più vicino all'obiettivo. Invece Patton inventa. un paio di operazioni anfibie e alle ore 10.15 del 17 agosto gli uomini della sua 3° Divisione entrano a Messina. È stato anche fortunato perché Monty ha incocciato nel suo, cammino la divisione scelta nazista Goring, che lo ha bloccato a lungo davanti a Catania. Da questo momento fra il generale americano e quello britannico sarà odio eterno.
In Sicilia avviene l'infortunio che influirà su tutta la successiva carriera di Patton. In un ospedale da campo, in mezzo ai feriti che personalmente decora e abbraccia commuovendosi fino alle lacrime, scopre un soldato che piange. È del tutto illeso, ha solo una crisi di maledetta paura. Patton non crede ai suoi occhi, non può ammettere la codardia ed esplode in una girandola di insulti contro il soldato chiamandolo "fetentissimo vigliacco. .sporco fifone., figlio di puttana." alla fine gli rifila due manrovesci ordinando ai medici di rispedirlo immediatamente al fronte.

 
  Foto: Patton in Sicilia

La faccenda viene risaputa, a nulla valgono i tentativi di insabbiamento di amici e superiori. La stampa americana è indignata, l'opinione pubblica pure. Patton è costretto a un'umiliante dichiarazione di scuse e a una lunga quarantena. Non partecipa nemmeno alla preparazione di Overlord, ossia dell'invasione della Normandia. Però Eisenhower è troppo saggio per privarsi di un comandante di quel calibro e alla fine gli affida il comando della 3° Armata, la quale vero non ha l'onore del primo sbarco ma in compenso. stupirà il mondo con la sua galoppata incredibile attraverso la Francia. Le date: 10 agosto, Patton entra in linea; 25 agosto, supera Parigi; 15 settembre, arriva a Metz e Nancy.
Durante l'offensiva tedesca delle Ardenne contribuisce a bloccarla e appena la stagione e i piani operativi generali lo consentono, riprende la galoppata. Questa volta in terra tedesca.
Le date: 7 marzo, conquista dell'Eiffel; 10 marzo, Nirstein sul Reno. La mattina del 22 marzo Patton telefona a Bradley: Non dirlo a nessuno, ma ho passato il Reno con un'intera divisione, la 5° , 25 marzo, Lauterbach; 7 aprile, Erfurt; 18 aprile, confine cecoslovacco; 7 maggio, Pilsen. Un ordine perentorio di Eisenhower, che vuole rispettare i patti coi russi, gli impedisce di piombare su Praga. La galoppata è finita. Dopo aver attraversato indenne mezza Europa ritto su un carro armato, in mezzo a granate e proiettili, Patton muore il 21 dicembre 1945, nei pressi di Heidelberg, vittima di un banale incidente stradale.
La descrizione del personaggio occuperebbe un intero libro, più ancora che il resoconto delle sue battaglie. Alto, asciutto, con lampeggianti occhi azzurri, aveva il culto dell'efficienza fisica; a 59 anni era in forma come un giovanotto. Esibizionista oltre ogni dire, calzava lucidissimi stivaloni da cavallo anche in combattimento e portava alla cintura una rivoltella con il calcio d'avorio. La sua auto, una Packard degna di AI Capone, ostentava due gigantesche sirene cromate e un'enorme bandiera con le stelle da generale. Stimolante e insieme opprimente: .un magnifico soldato. dice di lui Bradley: mattiniero, aveva ordinato che la prima colazione per gli ufficiali non fosse servita dopo le 6.30.

 
Foto: Patton insieme ad Eisenhower e Bradley  

Una miniera di contraddizioni
Maniaco della disciplina, multava con 25 dollari i soldati e con 50 gli ufficiali se non portavano l'elmetto. Durissimo, aveva però momenti di grande dolcezza; come quando si chinò piangendo sul cadavere del suo giovane aiutante cap. Jason e gli tagliò una ciocca di capelli da spedire alla madre. Era convinto che i soldati si dovessero comandare con l'esempio, le minacce e le tonanti contumelie. Il curioso è che aveva l'aspetto da gladiatore e la vocetta da ranocchio: ciò nonostante era un ottimo oratore. Era una miniera di contraddizioni: autenticamente colto, faceva errori di ortografia; bestemmiatore, s'inginocchiava umilmente in preghiera; gran gentiluomo, rovesciava torrenti di oscenità anche in presenza di signore. Scrive Irving: Era turbolento, grossolano, scurrile, arrogante, coraggiosissimo, focoso, spaccone..
Non aveva senso dell'umorismo e nemmeno buon gusto: grossi anelli fra i quali uno, orripilante, a forma di serpente luccicavano alle sue dita. Una volta disegnò un'uniforme per carristi che fece ridere per una settimana tutto il Pentagono. Impareggiabile nelle gaffes, aveva come scrive Bradley un solo vero nemico: la sua lingua troppo pronta.
Non temeva nemici né superiori; aveva paura di una sola persona, sua moglie Beatrice. Ne aveva buoni motivi: da 12 anni la tradiva con una giovane, Jean Gordon. Beatrice non ignorava la tresca. Patton si portò dietro, sui teatri di guerra, la giovane e deliziosa Jean, ausiliaria dell'esercito. Jean lo adorava e due settimane dopo la morte di Patton ad Heidelberg, la ragazza si suicidò a Nuova York.

Bibliografia: Vedi pagina contatti

 

 

George Smith Patton